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giovedì 31 gennaio 2013

Mawu il creatore (Benin)

Il pestello nell'occhio di Dio
Per i popoli di cultura ewe, diffusi in Ghana, Togo e Benin, il dio creatore si chiama Mawu.
Per i Fon, Mawu è unito a Lissa, con la quale forma la divinità androgina Mawu-Lissa.
Entrambi i nomi derivano dalla corruzione in fongbè delle divinità yoruba: Oshala (Orishanla) è diventato Lissa, sua moglie Yemowo si è trasformata in Mawu.
Lissa è associato al cielo, al sole e alla luce; Mawu alla terra, alla luna e al buio.
Il creatore Mawu-Lissa è rappresentato da una calebasse (zucca), che simbolizza l'unione della Terra con il Cielo. Nella sacra calebasse, che il profano non può aprire, sono contenuti i segreti del Vodoun.
Gli Ouatchi del Togo dicono semplicemente, citando senza saperlo Aristotele e il Dio dell'Esodo: «Mawu tò nyì agbé», ovvero "Mawu ò colui che è".
 In tutte le religioni africane c'è l'idea del Dio Sommo Creatore, talvolta concepito come avente creato divinità che gli sono subordinate. Il Dio Creatore è posto al di sopra dei pensieri e degli affari degli uomini e sono gli Antenati o altre divinità che si suppone debbano occuparsi degli affari di questo mondo.
Il distacco di Mawu dal mondo umano e il conseguente disinteresse per la sorte delle sue creature mortali è poeticamente espresso nel seguente mito degli Ewe: Da principio Mawu, l'essere supremo, viveva fra gli uomini e il cielo sopra di noi era così basso che si poteva toccarlo con la mano. Un giorno una donna stava cuocendo la polenta, e non poteva girare il mestolo perché il cielo era troppo vicino. Essa si indispettì e gettò la polenta in faccia a Dio. Mawu si adirò e disse: “D'ora in poi non voglio più stare fra
gli uomini!". E alzò anche il cielo. Anche gli Ashanti del Ghana hanno un mito simile, il cui finale ricorda molto da vicino la biblica torre di Babele: «In origine il Creatore viveva in cielo, ma vicino agli uomini. La madre di questi uomini continuava a urtarlo con il pestello con cui batteva il cibo tradizionale, il fufu. Per allontanarsi da questi urti continui il Creatore si spostò più in alto. La donna diede istruzione ai figli di raccogliere tutti i mortai, impilarli insieme e seguire il Creatore. E questo fecero ma, prima che riuscissero a raggiungerlo, venne loro a mancare il materiale da costruzione. Poiché mancava un solo mortaio, la donna consigliò ai figli di prendere il primo mortaio in fondo alla fila per completare lo spazio mancante. Essi obbedirono, causando il crollo della torre, che piombò su di loro, uccidendone parecchi. I sopravvissuti abbandonarono l'idea di seguire il Creatore lassù». L'allontanamento del dio è un fenomeno comune a molte religioni arcaiche, nelle quali, come nota Mircea Eliade, «l'altezza fu in quanto tale santificata, numerosi dèi supremi delle popolazioni arcaiche ebbero il nome di Colui in alto, di Altissimo, di Colui del Cielo, o semplicemente di Cielo.
Gli Esseri Supremi perdono a poco a poco la loro attualità nel culto, soppiantati da figure e da forme religiose più dinamiche e più familiari, come gli dèi della tempesta e della fecondità, i demiurghi, le anime dei morti, le grandi dee, ecc.».