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martedì 19 febbraio 2013

Ricetta dalla Tunisia

TORTINI CON POMODORI, CORIANDOLO E PAPRICA
Ingredienti: 1/2 kg di farina bianca "OO", 10 g di lievito in polvere, 50 g di burro, 1 cucchiaino di zucchero, sale, 150 g di provola, 1 ciuffo di coriandolo, 2 pomodori, 1 cipolla piccola, 1 ciuffo di prezzemolo, 1/2 cucchiaino di cumino macinato, 2 cucchiai di olio d'oliva, olio di semi per friggere, 1/2 cucchiaino di paprica, sale

Tritate la cipolla, il prezzemolo e il coriandolo; unite i pomodori pelati, privati dei semi e tagliati a pezzi. Aggiungete la paprica, il cumino, il formaggio a listarelle, l'olio e aggiustate di sale. Disponete la farina a fontana e aggiungete 2 cucchiaini di sale. A parte, mescolate 150 mi d'acgua calda con lo zucchero e il lievito e tenete al caldo per 10 minuti. Unite il tutto alla farina, versando altri 250 mi d’acqua calda e impastate per circa 10 minuti. Dividete la pasta in 4 parti e con ognuna formate un rettangolo di 20x30 cm. Al centro di ognuno sistemate 1/8 del ripieno e ripiegate la pasta in 3 parti. Stendete ogni rettangolo fino a fargli riacquistare le dimensioni originali, quindi ripetete l'operazione con il ripieno rimasto. Disponete i tortini su una teglia imburrata, e fateli lievitare per 1 ora coperti. Quindi friggeteli in olio bollente.

mercoledì 13 febbraio 2013

Posso venire a dormire da voi?

Sicuramente non sono certo io che ve lo faccio scoprire, ma era doveroso che segnalassi il sito ufficiale di uno dei più grandi viaggiatori e documentaristi degli ultimi anni: Antoine de Maximy.

http://www.jiraidormirchezvous.com/?page=english

martedì 12 febbraio 2013

Motocycliste dans la savane


Febbraio 2011:
Chissà se mi sono imbattuto nell' Antoine de Maximy del Benin!....forse non esattamente, ma comunque mitico!

La mitteria del Senegal - Saddle-billed Stork


 Il becco a sella africano o mitteria del senegal (Ephippiorhynchus senegalensis, Shaw 1800) è un uccello della famiglia dei ciconiidae. Le mitterie, o cicogne maggiori, sono, se non le più robuste, certo le più alte rappresentanti della famiglia. la mitteria del Senegal, uccello robusto ed elegante, raggiunge in lunghezza un metro e cinquanta.
Questa foto l'ho scattata nel Parco Nazionale del Pendjari, in Benin, ma ho avuto l'occasione di vedere questo uccello più volte anche in Sud Africa.

Il Vodoun e la cultura adja

Tradizionalmente, il luogo di nascita dell'attuale religione vodoun è la regione dell'Adja-Tado, che si situa a cavallo del fiume Mono tra gli attuali Togo orientale e Benin occidentale. Ma come si scrive Vodoun? Le versioni comunemente usate come vau-dau, vudun, voodoo, vudu, wodoo, ecc. sono semplici adattamenti fonetici alle diverse lingue usate dai missionari e dagli studiosi europei. In questo volume ho quindi scelto come grafia Vodoun, adottata ieri e oggi dai sacerdoti fon del Benin e di altre etnie adja del Golfo di Guinea, come gli Ewe del Togo e del Ghana, i Fanti, gli Ashanti e i Gen (Mina) del Ghana, gli Ouatchi del Togo, gli Hona, gli Houeda, i Nago e i Goun del Benin (talvolta con minime variazioni). I loro dialetti (ouatchibè, gunbè, ewegbè, fongbè) derivano tutti dall’adjagbè, la lingua degli Adja, a sua volta strettamente imparentata con lo yoruba della Nigeria, appartenendo allo stesso gruppo linguistico kwa. Intorno al Mille gli Adja si mossero verso nord da Ife, la capitale religiosa della principale federazione degli Yoruba, i quali erano giunti nell'attuale Nigeria in ondate successive dall'alto corso del Nilo tra il VI e l’XI secolo d.C. Nei secoli seguenti gli Adja si allargarono verso ovest e la loro diaspora diede origine alla maggioranza delle popolazioni attualmente comprese tra i fiumi Niger e Volta, tra cui gli Ewe. Nell’XI secolo gli Adja si installarono a Kotoit, una piazzaforte circondata da alte mura e situata a est del fiume Oueme, nell'attuale Benin. Nel XIV secolo, sempre spostandosi verso ovest, gli Adja fondarono, vicino al fiume Mono, la città fortificata di Tado, sulla direttrice che metteva in comunicazione l'interno con la costa atlantica; qui, nel corso del tempo, confluirono altre genti provenienti da oriente. Tado (nell'attuale Togo occidentale) divenne la sede della potente monarchia Adja, un importante centro commerciale sulla strada che collogava Ife con le miniere d'oro degli Ashanti (Ghana) e una tappa strategica lungo la pista negriera seguita dagli schiavi catturati nel Nord e venduti sulla costa dalla tribù dei Gen (Mina) agli Europei (giunti alla fine del XV secolo). Nel XVI secolo da Tado si staccarono gli Ewe, che si mossero verso ovest e fondarono Nwatjè (sud-ovest del Togoj, che divenne la capitale dell'attuale etnia Ouatchi. Un altro ramo della diaspora degli Adja fu quello dei Fon che da Tado scesero verso sud e fondarono nel 1600 il famoso regno di Dahomey (Abomey), oggi Benin, il cui ultimo re Gbehanzin si arrese ai colonizzatori francesi nel 1894, per poi morire in esilio in Algeria. All'inizio del 1600 si verificò una nuova ondata migratoria degli Ewe lungo il fiume Mono, che ne provocò la definitiva dispersione nel Togo meridionale e nel Ghana sudorientale. Tra le cause, la caduta dell'impero Songhai (distrutto dai Marocchini tra il 1590 e il 1618) e la fuga dalle zone controllate dai Gen (Mina) trafficanti di schiavi, che catturavano i loro fratelli nei villaggi dell'interno. Nei quattro secoli del traffico negriero il Vodoun attraversò il mare e approdò nel Nuovo Mondo, diventando la religione degli schiavi e dei loro discendenti.

mercoledì 6 febbraio 2013

Memorie di un soldato bambino

«C’era una volta un cacciatore che andò nella foresta a caccia di scimmie. Dopo pochi minuti, ecco spuntarne una, seduta comoda sui rami più bassi di un albero, che non gli prestò attenzione nemmeno quando sentì il rumore dei passi tra le foglie secche. Quando fu abbastanza vicino e nascosto dietro un albero da cui la vedeva chiaramente, il cacciatore alzò il fucile e mirò. Ma quando stava per premere il grilletto, la scimmia parlò: «Se mi spari, tua madre morirà, e se non lo fai morirà tuo padre». Poi si rimise tranquilla a mangiare, grattandosi di tanto in tanto la testa o la pancia. «Cosa fareste voi, nei panni del cacciatore?».
Io e i giovani del mio villaggio ascoltavamo quella storia una volta all’anno. Di solito la raccontava un anziano, che poneva il quesito irrisolvibile alla presenza dei nostri genitori. Dovevamo rispondere, ma nessuno ci riusciva, per paura di offendere il padre o la madre. Il narratore non suggeriva mai la soluzione. Quando toccava a me dicevo che ci avrei pensato su, ma ovviamente non era una risposta accettabile. Poi io e i miei compagni — tutti bambini tra i sei e i dodici anni — discutevamo su quale fosse la risposta che avrebbe evitato la morte di uno dei nostri genitori. Ma la risposta giusta non esisteva. Se salvavi la scimmia, moriva qualcuno. Se la uccidevi, qualcuno sarebbe morto lo stesso. Quella notte ci accordammo su una risposta, che però fu subito rifiutata. Dicemmo a Pa Sesay che se uno di noi fosse stato nei panni del cacciatore, non sarebbe andato a caccia di scimmie. «Ci sono altri animali che si possono cacciare».
«Non è una risposta accettabile» disse lui. «Va dato per scontato che il cacciatore abbia già puntato il fucile e debba soltanto prendere la decisione». Poi spezzò in due la sua noce di cola e ne masticò un pezzo.
All’età di sette anni avevo trovato una risposta che secondo me era molto ragionevole, però non ne avevo mai parlato con nessuno, per paura di ferire mia madre. Se fossi stato nei panni del cacciatore, avevo pensato, avrei senz’altro sparato per evitare ad altri di doversi trovare nella mia stessa situazione.

Tratto da "Memorie di un soldato bambino" di Ishmael Beah

domenica 3 febbraio 2013

One of the women of Timbuktu singing & dancing in the street today to welcome & thank Pres Hollande for saving Mali

https://twitter.com/kelvinnews/status/297729544427806720/photo/1

Ricetta dall' Algeria

INSALATA DI OLIVE E CAROTE 
Ingredienti: 1/2 kg di olive verdi, 4 spicchi d'aglio, 1 costa di sedano, 1 mazzetto di prezzemolo, 2 carote, 3 cucchiai d’aceto, 3 cucchiai di olio d'oliva, origano, pepe

Denocciolate le olive e versatele in una terrina, conditele con l’aceto, l'aglio e il prezzemolo tritati finemente, unite un pizzico di pepe e d’origano. Irrorate il tutto con l’olio, mescolate con un cucchiaio di legno e lasciate insaporire per alcuni minuti. Nel frattempo tagliate le carote a rondelle, il sedano a pezzetti e uniteli alle olive. Lasciate insaporire l'insalata di olive per alcune ore e servitela come antipasto.